13 ottobre 2013

Laboratori A.S. 2013/2014

La Scuola Primaria "Don Milani" di Poggio Grande, facente parte della Direzione Didattica Statale di Castel San Pietro Terme (BO), darà il via, durante l'Anno Scolastico 2013/2014, a due progetti ludici, ideati per le classi del plesso.

A curarli sarà il docente di scuola primaria e divulgatore ludico Christian Citraro, che avvalendosi della collaborazione delle docenti del plesso attuerà, lungo il corso dell'anno scolastico, i due distinti laboratori.

Le proposte ludiche riguarderanno, nell'ordine, le seguenti classi, secondo il presente calendario di massima:
I dettagli e le photogallery di ciascun laboratorio saranno pubblicati, rispettivamente, nei successivi post del "Blog" e nella sezione "Laboratori" del sito web HomoLudens.it.

24 giugno 2013

Laboratorio di Dama

La Scuola Primaria “Don Milani” di Poggio Grande, facente parte della Direzione Didattica Statale di Castel San Pietro Terme (Bologna), nel corso del pomeriggio di giovedì 6 giugno ha dato vita all’interno della propria palestra polifunzionale ad un torneo studentesco di Dama Italiana a sistema italo/svizzero, articolato su 8 turni di gioco.

Il torneo, cui hanno partecipato 18 alunni della classe 2A del plesso, giunge a conclusione di un percorso laboratoriale svoltosi nel mese di maggio, per un totale di 6 incontri bisettimanali della durata di un’ora e mezza ciascuno in orario curriculare pomeridiano, durante i quali sono state spiegate le principali regole di gioco della dama italiana e la relativa condotta di gara, tramite l’ausilio di specifici materiali tecnico-didattici e damiere da tavolo.


L’attività damistica, in accordo con le docenti di classe, è stata condotta dall'Istruttore di base della FID, nonché docente di scuola primaria, Christian Citraro, appartenente al circolo Gnarro Jet Mattei Dama di Bologna; essa si è facilmente inserita nella normale routine scolastica, offrendo reciproche occasioni di scambio d'esperienze, crescita umana e civile ed uso intelligente del tempo libero. L’apprendimento della Dama rappresenta un mezzo per facilitare la maturazione dello studente e per accelerare la crescita delle facoltà logiche, divertendolo nello stesso tempo; promuove, inoltre, una più profonda capacità di concentrazione, la formazione della coscienza sociale attraverso il rispetto delle regole, il rispetto dell’avversario e l’accettazione della sconfitta.

Ottimo l'interesse e l'impegno degli allievi per tutta la durata dell’attività, arricchita dal ricorso a tecniche di psicomotricità e fabulazione, introdotte rispettivamente mediante l’uso della damiera gigante da interno e dalla lettura collettiva del fumetto “La Dama: che Avventura!!!”, che unitamente al costante clima ludico messo in atto dall’istruttore hanno favorito il naturale coinvolgimento tra i ragazzi per una sicura riuscita del progetto, che presumibilmente avrà seguito nel prossimo anno scolastico.

Nel torneo la vittoria è andata a Jessica P. (15 punti), seguita da Giada G. (12 punti) e Mattia P. (12 punti), applauditi ed esaltati dai compagni di classe al termine delle “ostilità”. Infine, alla presenza delle insegnanti e dell’istruttore, sono state consegnate ai primi tre classificati le pergamene ricordo, insieme alle tessere giovanili scolastiche ed un numero della rivista Damasport per tutti gli altri partecipanti.

12 giugno 2013

Visita didattica Play Modena 2013

Sveglia all’alba, zainetti pronti, borraccia piena: destinazione Play Modena – Festival del Gioco 2013. Sabato 6 aprile, una giornata dal sapore diverso per i 20 alunni di classe 4A della Scuola Primaria “Don Lorenzo Milani” di Poggio Grande, facente parte della Direzione Didattica di Castel San Pietro Terme (BO), un’esperienza ludica a tuttotondo, che verrà senz’altro ricordata per lungo tempo.
Ad accompagnarli in questo viaggio il docente di classe ed esperto di giochi Christian Citraro, che quasi come un novello Virgilio ha guidato i ragazzi lungo gli “irti sentieri” del gioco.

La Play, organizzata all’interno del quartiere fieristico modenese e giunta alla quinta edizione, è da tempo diventata un punto di riferimento per gli operatori e gli appassionati del settore, nonché per la diffusione della cultura ludica. Essa conta sulla  presenza di decine di espositori, rivenditori e grandi aziende del settore, con oltre 18.000 mq di spazi e più di 1000 tavoli di giochi tutti da provare. Un successo che in questa edizione ha fatto registrare oltre 25.000 visitatori, con più di 300 eventi di gioco, ben 60 tornei e numerose aree tematiche e di gioco, liberamente fruibili dai visitatori.


Partiti di buonora da Castel San Pietro Terme, la carovana di alunni, genitori ed insegnanti ha coperto d’un soffio la distanza necessaria a raggiungere il luogo del misfatto, oltrepassando parte delle fitte nebbie della Bassa Padana. Ore 09:00, puntuali all’ingresso e zaino in spalla, si parte per la prima delle tre stazioni programmate: il “Go”, gioco astratto strategico per due giocatori, nato in Cina circa 4000 anni fa e noto col nome di Weiqi (letteralmente gioco del circondare), conosciuto dai più come gli “Scacchi d’Oriente”. Ad attendere il gruppo i membri del “Go Club del Tortellino” per un’ora di lezione e di gioco puro in compagnia di goban, pietre, gruppi e catture. Ottimi riscontri da parte dei bambini, che hanno mostrato di gradire le peculiarità di una disciplina distante dai modi occidentali di concepire il gioco ma che sa risvegliare l’interesse e la passione dei più.


Spazio per una breve merenda e si continua con la seconda fermata, stavolta dedicata al Verba Volant, un interessante gioco di memoria e di abilità linguistica per 2-5 giocatori, che incrocia il classico meccanismo del Memory con quelli dei giochi di parole. A fare gli onori di casa l’ideatore del gioco in persona, Sua Maestà Ennio Peres, il più famoso enigmista e giocologo italiano che dopo averne magistralmente spiegato meccanismi e scopi ha subito organizzato un apposito torneo che ha letteralmente trascinato i ragazzi in un’appassionante sfida incrociata su quattro diversi tavoli da gioco. Alla fine i primi tre classificati sono stati premiati con altrettante scatole del gioco, per un sicuro divertimento anche in famiglia.


Ultima fermata, la più rilassante, presso l’area Ludoteca Ideale Kids, sapientemente gestita dalla “Tana dei Goblin”, importante associazione ludica italiana. Stavolta i ragazzi, suddivisi in molteplici e diversissimi tavoli da gioco (nell’ordine, City Alarm, Dixit, Fantascatti, PitchCar), si sono lanciati in emozionanti e coinvolgenti sfide il cui unico scopo è stato lo sfrenato divertimento reciproco.

 







Ma ahimè, la mattinata volge al termine ed i primi morsi della fame cominciano a farsi sentire… È arrivata quindi l’ora del pranzo che mette tutti temporaneamente in pausa. Prima del rompere-le-righe doverosa foto ricordo in compagnia degli insegnanti. 

Il divertimento continuerà nel pomeriggio in totale libertà con mamma e papà, alla scoperta dei numerosi padiglioni della fiera ma soprattutto dell’attrazione principe di quest’anno: il Laser-Game, fantasia catalizzatrice di grandi e piccini, docenti compresi.

Ore 20:00, quasi a malincuore si ritorna a casa, la speranza è che i prossimi 365 giorni passino il più in fretta possibile… Arrivederci alla prossima edizione!!!

3 marzo 2013

Laboratorio di Scacchi

I 22 alunni di classe 5A della Scuola Primaria “Don Lorenzo Milani” di Poggio Grande, facente parte della Direzione Didattica di Castel San Pietro Terme (BO), hanno partecipato nel corso del primo quadrimestre al “Laboratorio di Scacchi”, condotto dall’istruttore Scolastico della Federazione Scacchistica Italiana, nonché docente di scuola primaria, Christian Citraro. Il laboratorio si è svolto dal 1 ottobre al 19 novembre 2012, per un totale di 8 incontri settimanali di un’ora e mezza ciascuno in orario curricolare pomeridiano, durante i quali sono stati spiegati le regole di gioco ed alcuni elementari temi tattici, tramite l’ausilio di specifici materiali tecnici e didattici, scacchiere da tavolo e supporti multimediali in DVD.



 
L’attività scacchistica, fortemente richiesta dagli alunni e dalle docenti di classe, nell’intento di potenziare l’apprendimento delle varie discipline, si è facilmente inserita nella normale routine scolastica, offrendo reciproche occasioni di scambio d'esperienze, crescita umana e civile ed uso intelligente del tempo libero. Gli scacchi favoriscono la concentrazione, la logica e l’uso sistematico della memoria, attivano i processi di astrazione e di problem-solving e facilitano lo sviluppo del pensiero formale, la fiducia nei propri mezzi, il rispetto delle opinioni altrui, l'accettazione ed il confronto, stimolando così la naturale maturazione dello studente. 



Il laboratorio si è concluso lunedì 28 gennaio 2013, con un torneo scolastico a sistema svizzero, articolato in 8 turni di gioco. Sano agonismo condito da un pizzico di nervosismo hanno caratterizzato la prima esperienza di competizione sportiva per buona parte dei partecipanti. Alla fine la vittoria è andata ex-aequo ad A.B. e M.B. (6 punti), seguiti da G.L. (5,5 punti) e D.R. (5 punti), applauditi ed esaltati dai compagni di classe al termine delle “ostilità”. 














Il 30 gennaio, alla presenza delle insegnanti e dell’istruttore, sono stati consegnati agli entusiasti allievi gli attestati di partecipazione al laboratorio e le pergamene ricordo per i primi tre classificati del torneo conclusivo. Grande soddisfazione in definitiva è stata espressa sia dal team docente che dai genitori per l’interesse, l’impegno e la partecipazione profusa dai ragazzi lungo tutto il percorso.

***  Post consultabile anche su "Ludendo Docere" - Blog Ludico-Didattico di Christian Citraro

Laboratorio Logico-Astratto

A seguito del successo registrato nello scorso anno scolastico dal Laboratorio Sperimentale Ludico, i docenti di classe 4A della Scuola Primaria “Don Milani” di Poggio Grande, facente parte della Direzione Didattica di Castel San Pietro Terme (BO), hanno sviluppato uno specifico percorso di tipo laboratoriale che ha visto l’impiego di brevi e diversificate proposte riconducibili a giochi astratti di tipo logico, matematico, topologico e percettivo. Il “Laboratorio Logico-Astratto” iniziato l’1 ottobre 2012 e terminato il 21 gennaio 2013, ha così accompagnato i 20 alunni di classe 4A, per un totale di 12 incontri settimanali di un’ora ciascuno in orario curricolare antimeridiano.

Nel predisporre e modulare le varie tappe esperienziali si è tenuto conto degli specifici bisogni didattico-educativi della classe, facendo tesoro dell’esperienza accumulata nel precedente laboratorio e del naturale interesse dimostrato dagli alunni nei riguardi di facili e veloci attività destrutturate. Ancora una volta gli obiettivi cardine sono quelli di educare all’ascolto, migliorare le capacità di attenzione/concentrazione e favorire i processi logici, arricchendo l’esperienza formativa degli allievi e auspicando, nel contempo, significative ricadute didattiche nelle discipline scolastiche.

Buono nel complesso il riscontro e l’interesse dimostrato dagli allievi nei confronti dell’attività. L’itinerario, condotto dal docente di classe ed esperto di giochi Christian Citraro in collaborazione con la docente di area matematico-scientifica Silvia Quadrelli, ha compreso nell’ordine i giochi matematici del Nim e del Tac Tix, alcuni classici Rompicapo con fiammiferi, il celebre Sudoku, il Numerino (antesignano del più conosciuto Mastermind) e il gioco topologico del Tangram.


Nel prosieguo dell’anno scolastico verrà valutata dai docenti di classe l’opportunità di proporre analoghe attività, organizzate nella medesima o differente modalità.

***  Post consultabile anche su "Ludendo Docere" - Blog Ludico-Didattico di Christian Citraro

24 febbraio 2013

Christian Citraro a Ciao RadioTV Bologna

Mercoledì 6 febbraio 2013 la trasmissione settimanale “Fari puntati su…”, condotta da Floriano Roncarati dalle 19:00 alle 20:00 su Ciao RadioTV Bologna, ha interamente dedicato una puntata al tema de “I giochi da tavolo e gli scacchi”. Ospiti in studio Christian Citraro, divulgatore ludico e responsabile del “Progetto Homo Ludens”, Nazario Nonni e Roberto Giordani in rappresentanza del “Circolo Scacchistico Bolognese”.

L’occasione è stata utile per parlare dell’importanza del gioco, delle sue origini e del significato che assume nell’odierno contesto socio-culturale, soprattutto italiano. Il gioco, presente in tutte le culture antiche, rappresenta un tratto comune del genere umano. Tutti i giochi moderni, siano essi da tavolo, videogiochi, giochi di ruolo o di carte collezionabili, portano nel loro DNA i tratti di una storia millenaria, le cui prime testimonianze risalgono al 9000 a.C. Basti pensare al gioco del Senetpresso gli Antichi Egizi che ha in seguito dato luogo a molti giochi di tavoliere, tra cui la Dama; ai Dadi, il cui termine arabo az-zahr identifica l’odierno ‘azzardo’; alla grande tradizione dei giochi africani di fossi e ciottoli, rappresentati dalla famiglia dei Mancala; al Weiqi/Go, millenario gioco di territorio tipicamente orientale; al Chaturanga, che attraverso una lunga staffetta tra Oriente ed Occidente genererà gli Scacchi; ai Tarocchi, col loro concetto divinatorio, da cui traggono origine molti giochi di carte contemporanei.

Gioco dalla grande valenza storica e sociologica, ma che non sempre è stato valutato con la dovuta attenzione dagli osservatori del tempo, spesso considerato come mera perdita di tempo, tanto da far affermare a Ludovico Ariosto nell’Orlando Furioso come, tra le molte attività improduttive presenti sulla Luna sta «l’inutil tempo che si perde al giuoco». Bisognerà attendere il Novecento e gli studi del matematico Neumann e dell’economista Morgenstern sulla “Teoria dei Giochi”, numerosi Premi Nobel, sino a quello del matematico ed economista John Nash del 1994, e le relative applicazioni in campo economico, politico e militare, per avere il giusto riconoscimento in campo scientifico. Lo studio del gioco ha rivelato in tempi recenti molteplici tipi di approcci, principalmente di tipo psicologico (Freud, Winnicott, Piaget, Bruner) che ha valorizzato le potenzialità riferite allo sviluppo cognitivo, sociologico (Caillois) che ha sottolineato la fondamentale funzione sociale e razionale dell’attività ludica, e filosofico, con Huizinga che per primo ha cercato di cogliere nel gioco alcuni aspetti universali della civiltà, definendolo come «un’attività fuori dalla vita reale senza interessi materiali».

Da sx: Nazario Nonni, Roberto Giordani, Christian Citraro, Floriano Roncarati

L’Italia non è certamente un Paese all’avanguardia ludica. Gli italiani sono storicamente degli scarsi consumatori di giochi: è più un prodotto da regalare che da usare. Questa povertà si riflette anzitutto in ambito linguistico, laddove sotto il termine ‘gioco’ vengono fatte rientrare diverse accezioni, percepito soprattutto quale tematica ad uso esclusivo della pedagogia, quindi una faccenda squisitamente da bambini. Diversa musica nel mondo anglosassone, nel quale il termine assume nella lingua inglese diverse sfumature di significato, identificabili con le comuni espressioni to play (‘giocare’, ma anche ‘recitare’ e ‘suonare’), to enjoy (genericamente ‘divertirsi’ in riferimento al gioco, ma anche ‘apprezzare’, ‘provare’, ‘gustare’),gaming (come playing ma rifacendosi a giochi poco impegnativi) e gambling (alludendo al gioco d’azzardo). In Germania, Paese da sempre sensibile alle tematiche ludiche, è stato addirittura istituito dal 1978 un prestigioso premio per giochi da tavolo e giochi di carte, denominato Spiel des Jahres. In Italia, l’unica eccezione rappresentata dal gioco è quella correlata al boom delle scommesse sportive, gratta e vinci, super-enalotto e giochi d’azzardo in genere, con le annesse problematiche relative all’azzardo patologico che sfociano nella “ludopatia”, un mezzo per monetizzare, alienandosi ed arricchendo le casse dello Stato, piuttosto che uno strumento per stare insieme divertendosi.

In tempi recenti, dai giochi da tavolo si sono affrancate le cosiddette “discipline mentali”. Il 19 aprile del 2005 le quattro federazioni mondiali della Dama (FMJD), degli Scacchi (FIDE), del Bridge (WBF) e del Go (IGF) hanno deciso di costituire l'International Mind Sport Association (IMSA), la “Federazione Internazionale Sport della Mente”, in rappresentanza di 400 Federazioni Nazionali e circa 500 milioni di giocatori sparsi in tutto il mondo. Nel 2008 a Pechino e nel 2012 a Lille, in corrispondenza delle Olimpiadi, sono state rispettivamente disputate la prima e la seconda edizione dei “World Mind Sports Games”, le “Olimpiadi della Mente”, durante i quali si sono sfidati i maggiori esperti di queste discipline. L’Italia è stata degnamente rappresentata dai propri atleti in entrambe le edizioni, riportando nette vittorie soprattutto nella Dama e nel Bridge. Gli sport della mente coinvolgono l’individuo sul piano comportamentale (educazione civica), strutturale (ragionamento) e funzionale (calcolo mentale, memoria e concentrazione), possono diventare, inoltre, strumento di supporto per studenti diversamente abili e/o con difficoltà di apprendimento. Il Ministero della Pubblica Istruzione, mediante appositi protocolli d’intesa sottoscritti con la Federdama, la Federscacchi e la Federbridge, considerando le tre discipline come associate al CONI, autorizza formalmente le scuole che lo richiedono alla loro pratica, nell’ampia cornice del Progetto “Sport a Scuola”.

Dopo decenni d’immobilismo sembrerebbe muoversi qualcosa, con manifestazioni e iniziative ludiche che iniziano a moltiplicarsi. Basti pensare alla Play Modena, cui si aggiungono GiocaTorino, Lucca Comics & Games, San Marino Convention, Roma Ludica, Napoli GameCon ed Etna Comics, inoltre fanno la loro comparsa numerose associazioni, riviste e siti web specializzati che cominciano a diffondere un po’ ovunque la “cultura ludica”. Ciò fa ben sperare per il futuro e dire a gran voce: «Avanti con gli Sport della Mente!».

21 gennaio 2013

Quale Scuola, domani?

di Christian Citraro

Negli ultimi vent’anni la scuola non è più stata al centro dell’agenda politica di questo Paese, messa ai margini dell’iniziativa parlamentare, tutt’al più è rimasta intrappolata nella morsa di un riformismo frenetico, confuso e inconcludente, che anziché porla a sistema d’istruzione all’avanguardia, diffuso ed organizzato sul territorio, volano di sviluppo per le giovani generazioni, non ha fatto altro che deprimere ancor di più le potenzialità che covano sotto le ceneri di un’istituzione andata inesorabilmente in fumo, destrutturando progressivamente un modello educativo che ad oggi, pur a fatica e stenti, complice la passione ed il senso di missione degli operatori scolastici, aveva garantito una parvenza di qualità nel nostro sistema di istruzione.
La scuola come luogo di integrazione e scambio, ove la conoscenza e l’elaborazione del pensiero contribuiscono a far superare le differenze sociali e culturali tra i ragazzi, sopravvive nell’idea romantica, deamicisiana o gentiliana di tanti, forse troppi, che vedono i temi legati alla formazione dei cittadini di domani come mero spunto retorico per strappare facili applausi di circostanza.
Le troppe chiacchiere lasciano spazio ai normali problemi quotidiani: cronica mancanza di fondi, edilizia scolastica fatiscente, classi sovraffollate, bullismo, scarsità di tecnologie e laboratori, studenti disinteressati in balia dei mezzi di distrazione di massa, deficit d’apprendimento nel confronto con le altre scuole europee, un diffuso e pervicace precariato falcidiato dagli stringenti tagli lineari al personale, mancanza di motivazioni e scarsa considerazione sociale, metodi didattici ed educativi desueti e non al passo con i tempi per un corpo docente tra i più vecchi d’Europa, assenza di concorsi “veri” e di un sistema di reclutamento efficace da oltre un decennio, razionalizzazione del personale ausiliario, tecnico ed amministrativo, dirigenti scolastici ridotti a burocrati e costretti ad operare in un ambiente quanto mai problematico. Questi ed altri sono soltanto alcuni segni di questo tangibile degrado.
Nelle disattese intenzioni dei nostri lungimiranti e saggi padri costituenti la scuola avrebbe dovuto rappresentare un ascensore sociale, principale strumento di attuazione dei principi di libertà ed uguaglianza sanciti dalla nostra Costituzione. Ciò che rimane è una scuola ridotta ad ammortizzatore sociale, ridicolizzata dalle altre e più blasonate professioni, considerata alla stregua di categoria improduttiva.
La scuola, del resto, è specchio fedele della società. Le due maggiori istituzioni centrate sul cittadino, la scuola e la politica sono oggi accomunate da un triste destino, in piena decadenza, in totale balia del mercato e della tecnologia: «Chi sa fare fa, chi non sa fare insegna, chi non sa insegnare insegna agli insegnanti, e chi non sa insegnare agli insegnanti, fa politica», è l’inconfessabile sentire comune di tanti professionisti.
I dati in fatto di mobilità sociale dei giovani non sono per niente confortanti, dando un’immagine negativa della nostra realtà nazionale. Da tempo ci si chiede: quante possibilità ha una persona nata in una determinata classe sociale di accedere a certe professioni e di realizzare le proprie aspettative? Dopo i timidi passi in avanti verificatisi sotto la spinta del ’68 in Italia i processi di mobilità sociale sono bloccati da diverso tempo. La scuola è poco selettiva e finisce per riprodurre le disuguaglianze di partenza. Il mercato del lavoro è bloccato, rigido e corporativista da una parte o estremamente fluido, flessibile e precario dall’altra, e così la strada maestra diventa, quando va bene, fare il lavoro di mamma e papà, rimanere inoccupati o parcheggiarsi all’Università.
Non si fanno più investimenti in capitale umano, si taglia in enti locali e in istruzione, cultura e formazione ed all’Università non c’è più ricambio. Bisognerebbe proteggere, favorire e promuovere gli interessi strategici delle nuove generazioni, fissarla come la priorità delle priorità e destinare buona parte delle risorse disponibili. Ed invece nessuno ci mette mano. Una realtà totalmente cieca nei confronti del futuro ed una generazione piena di energie, competenze e creatività, abbandonata a se stessa.
Urge cambiar rotta. C’è bisogno di una scuola più autonoma e radicata sul territorio che investa sull’educazione, realizzabile unicamente tramite gli alti ideali del bene comune e del buon governo della comunità, puntando all’innovazione con adeguate risorse finanziarie e di personale, rivendicando i poteri dello Statuto in materia scolastica. La nostra idea di scuola è una scuola pubblica di qualità, che valorizzi il merito, che garantisca a tutti pari opportunità di apprendimento e di educazione, che si prenda cura del successo scolastico anche dei diversamente abili e svantaggiati e della piena integrazione degli immigrati.
Nel passato prossimo si è fatto un gran parlare delle famose “Tre I”, Inglese-Internet-Impresa, così come delle “Tre T”, Tecnologia-Talento-Tolleranza, care rispettivamente al centrodestra e al centrosinistra, che a parere degli addetti ai lavori sarebbero dovute essere tappe obbligate nel processo di innovazione del nostro Paese. Noi riteniamo si debba ripartire dalle fondamenta, le “Tre D”, Docenti-Discenti-Dirigenti, tanto vituperate, rilanciando un processo di rinnovamento organico che parta dalla base, attraverso una Vera Riforma, condivisa da tutti, che guardi al di là dell’orizzonte e che abbia il coraggio di scommettere sull’Istruzione mediante un piano d’investimenti di lungo termine che possa fattivamente far ripartire il Sistema-Italia: per le aule scolastiche passa il futuro del Paese e al futuro non possiamo e dobbiamo rinunciare. La necessità di investire sulla scuola è, allo stato attuale, oltre che dettata dal contesto di crisi internazionale, una vera e propria emergenza nazionale.
L’evoluzione che il nostro sistema scolastico ha intrapreso negli ultimi decenni, nella direzione dell’elevamento della formazione culturale per tutti e dell’integrazione dei sistemi, deve rappresentare la base su cui costruire il necessario processo d’innovazione. Per troppo tempo Licei e Istituti Tecnici sono stati pensati come due sistemi inevitabilmente rigidi e gerarchizzati: il primo astratto e teorico nella logica del vecchio liceo e il secondo sostanzialmente rivolto all’avviamento al lavoro. Tra i possibili interventi finalizzati ad offrire innovazioni organizzative vi è l’opportunità di favorire la formazione, sempre più strategica per il mondo produttivo, attraverso la valorizzazione degli Istituti Tecnici e Professionali, venendo incontro ai fabbisogni formativi espressi dalle aziende, alle esigenze dei giovani di acquisire competenze e dei lavoratori di mantenersi aggiornati ai continui cambiamenti del mercato.
Progettare ed intervenire nel territorio attraverso una strategia di rete fra le diverse realtà, creando sinergie che non disperdano le risorse economiche e quelle umane, ma le mettano in relazione per garantire un’effettiva integrazione di servizi che promuovano il benessere nella scuola.
Incentivare le pratiche volte all’orientamento scolastico, per prevenire gli abbandoni ed il prolungamento eccessivo degli studi, rafforzando il legame con il mondo universitario e favorendo la continuità scuola-università, al fine di intrecciare relazioni che possano offrire un valido contributo all’elaborazione del percorso formativo degli studenti, alla creazione di servizi di accompagnamento per le scelte dei giovani, alla costruzione di social-network per valutare le trasformazioni e le richieste del mondo del lavoro, e, al tempo stesso, alla definizione di strumenti atti a diminuire la dispersione scolastica, mirando a realizzare progetti e convenzioni tra scuole, università, enti, imprese e mondo del no-profit, per scoprire le potenzialità insite in ciascuno.
Superare la logica dell’Università quale luogo della semplice trasmissione dei contenuti disciplinari, verso un’attivazione dei processi cognitivi, non del mero apprendere, attraverso la comunicazione come modalità del rapporto educativo, al fine di creare una “comunità di docenti e discenti”, operando una netta distinzione tra sapere e saper fare, tra teoria e pratica, tra ricerca teorica e ricerca sperimentale, evitando il pericolo, più volte denunciato, di una licealizzazione dell’Università, alla perdita della sua specificità quale luogo in cui acculturamento e competenza da acquisire vadano di pari passo con la riflessione critica e l’elaborazione originale della cultura medesima, sia scientifica che umanistica, per guadagnare un rapporto educativo che non si esaurisca esclusivamente nella lezione cattedratica.
Per far ciò bisogna sforzarsi di vedere le nuove generazioni come una risorsa, non come oggetti misteriosi o ingombri. Parecchi giovani sono oggi portatori di idee e di innovazione, che troppo spesso si scontrano con il vecchio sistema dell’anzianità e delle strutture verticali e verticistiche del potere. Bisogna sdoganarsi da questa logica dell’omologazione che investe il talento individuale, costretto a rimanere incatenato entro gli spazi definiti dall’inoccupazione, dal posto di lavoro, dal nepotismo o, peggio ancora, dal clientelismo becero.